Capelli di oggi e di ieri

 

Ecco un breve viaggio nel tempo alla ricerca di usanze e abitudini in fatto di capelli

Che i capelli siano un'espressione della personalità è un dato di fatto. Tramite loro, infatti, possiamo comunicare continuamente con chi ci sta di fronte, mostrando la nostra voglia di attirare l'attenzione o di passare inosservati, di appartenere ad un gruppo o di esprimere il nostro istinto di ribellione.

Proprio perché così visibili - poiché sono situati nella parte più alta del nostro corpo - essi diventano un po' il nostro biglietto da visita.

Ma è sempre stato così? Ovunque?
Abiamo fatto un piccolo viaggio nel tempo, e possiamo affermare che la capigliatura ha sempre rivestito un ruolo importantissimo all'interno della società, in ogni epoca: ancora oggi, anche se abbiamo perso tante delle limitazioni e delle convenzioni da sempre associate alla capigliatura, la sua importanza, e quindi la sua cura, è innegabile.

Presso le civiltà primitive la testa (e quindi i capelli) è sempre stata considerata sacra, poiché sede dello spirito, così si credeva. Il tagliarsi o meno i capelli era quindi un atto molto delicato, perché tagliandoli il malcapitato poteva disturbare gli spiriti che vi abitavano e quindi passare guai seri!

La sacralità della testa e della chioma è ben rappresentata dall'usanza di tagliare una ciocca ai prigionieri di guerra, come simbolo di sottomissione, o dall'usanza più romantica di scambiarsi, come pegno d'amore, un ciuffo di capelli, pensando in tal modo di poter conservare l'amore dell'altro...

Nelle popolazioni dell'Oceano Pacifico si usava tagliarsi i capelli o nasconderli sotto una specie di cuffia finchè non si raggiungeva l'età adulta: mostrare i capelli e farli crescere diventava così una sorta di iniziazione, una dichiarazione di vitalità e maturità.

I Masai ritengono di poter far piovere solo se non si tagliano i capelli; e che dire della feroce pratica dello "scalpo", già praticata in tempi biblici (presso gli Sciti e i Giudei) e diventata famosa con i film western da parte degli indiani pellerossa?

A pensarci bene, le torreggianti parrucche di epoca ben successiva (pensiamo ad esempio al Re Sole, Luigi XIV) non erano altro che un modo per imporre la propria forza ed autorità ai sudditi. Infatti, le figure religiose hanno sempre fatto della rasatura dei capelli un simbolo di sottomissione, di rinuncia alle passioni della carne e alla superbia. Pensiamo ai sacerdoti egizi (che si radevano ogni tre giorni, in tutto il corpo!), o alle raffigurazioni di San Francesco d'Assisi, o ancora ai monaci tibetani (avete in mente il Dalai Lama e gli arancioni?).

D'altra parte, rasare i capelli a qualcuno è sempre stato considerato una pena da infliggere, dalle streghe cui nel Medio Evo venivano tagliati i capelli, prima di mandarle al rogo, pensando di annullarne così i malefici; ai tempi più recenti, come durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui le donne accusate di collaborazionismo con il nemico, venivano rasate e mostrate in pubblico in segno di vergogna.

Che dire dei nostri tempi moderni? Sicuramente i capelli, come tanti altri "segni" del nostro linguaggio, si sono sempre più "liberalizzati": non esistono più codici e comportamenti precisi, e ognuno è relativamente libero di esprimersi in modo del tutto autonomo. Ma i capelli restano un simbolo molto forte: non è forse dai capelli che si intravvedono le mode future o si riconoscono quelle passate, non si cambia forse taglio in un momento di crisi o di cambiamento?

E allora, prendiamocene cura, come e ancora meglio di tutto il nostro corpo. Coccole, attenzioni, piccoli gesti e, se serve, un consiglio professionale: il nostro amico dermatologo. Per non trascurare una situazione che potrebbe peggiorare. Ricordiamocelo...

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